venerdì 2 novembre 2007
Musicisti a Napoli: Sveglia!
Penso che sia assolutamente necessario un confronto pubblico sulla situazione della musica a Napoli. Il discorso deve avvenire su questioni di fondo: avvenimenti particolari possono servire però come spunti di partenza. E poi, bisogna essere in grado di capire in quali ambiti il malessere musicale di Napoli sia logica conseguenza del malessere generale del movimento musicale italiano e in quali esso manifesti elementi di crisi assolutamente suoi propri. Non direi, ad esempio, che la crisi vera o presunta del S. Carlo sia diversa da quella di molti teatri italiani. Quasi tutti gli Enti lirici soffrono per una legge sulle Fondazioni che decolla solo in pochissime realtà (la Scala sicuramente) per il semplice motivo che in Italia non potranno mai esserci abbastanza investitori privati per sostenere il teatro d'opera. Il S. Carlo, pur tra le difficoltà, ha un'orchestra in piena crescita, e questa è senz'altro il frutto di una serietà di lavoro non recente ma sviluppatasi per lo meno in un quindicennio. I Conservatori italiani attraversano un momento complesso a livello nazionale perché è in atto la riforma degli studi musicali. Per Napoli la domanda è: riuscirà il Conservatorio di Napoli a produrre un'offerta formativa di livello europeo o almeno nazionale, una capacità di guardare alle nuove specializzazioni musicali e in generale alle nuove programmazioni, in modo tale da garantirsi quella competitività necessaria ad attrarre studenti, così come l'autonomia e il senso della riforma chiedono? Poi c'è il problema della progettazione del futuro musicale della città, che è cosa ben più difficile da immaginare. Abbiamo parlato, infatti, di due enti che fortunatamente ancora esistono. Ma la domanda è: sono in grado gli intellettuali, i musicisti e il pubblico di Napoli di coinvolgere le istituzioni per rilanciare l'ipotesi di un'orchestra e di un auditorium? E, fatto questo, saranno poi le nostre istituzioni in grado di recepire, di capire l'importanza di questa sfida? Sembra che a Napoli tutti dormano, quando si parla di musica. I musicisti non chiedono, la politica non offre e non progetta: persino il pubblico ovvero gli ascoltatori tacciono, salvo delle volte russare a qualche concerto. Sembra che tutta la macchina sia inceppata e che l'indifferenza regni sovrana, anche perché per molti motivi (costi alti dei biglietti, scarsa attenzione alle scuole, un certo spirito elitario che guida molti operatori del settore) non avviene un cambio generazionale nel pubblico. Manca poi completamente alle associazioni musicali la capacità di prescindere dalle loro piccole rivalità, per affrontare problemi di rilevanza comune e generale, senza capire che, così facendo, mai nulla potrà migliorare. D'altra parte, questa lotta al coltello è incrementata dall'assenza di precisi parametri di giudizio, che possano guidare gli enti preposti al sovvenzionamento delle attività culturali e musicali e che aiutino a separare il grano dalla pula. Forse, nel campo della musica e non solo, tutti dovremmo riscoprire, come qualche anno fa era accaduto in una breve stagione, l'orgoglio di essere napoletani e di fare, nel caso specifico, il mestiere di musicista in questa città. Dovremmo forse impegnarci maggiormente, affinché la nostra professionalità venga apprezzata di più. Anche i giornali però dovrebbero dare più spazio alla musica di qualità per migliorare la coscienza critica del pubblico e impedire che sempre più spesso i soldi dei contribuenti siano spesi per organizzare manifestazioni di dubbia qualità che durano lo spazio di un giorno e che perseguono soltanto la strategia dell’”evento” a tutti i costi. Ciò che serve a Napoli è fare programmazione culturale vera, ovvero nel medio e lungo termine, e non vivere perennemente alla giornata. Musicisti e pubblico di Napoli, sveglia!
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